In questa pagina sono riportate in esempio solo alcune risposte
Le risposte a tutte le duecento domande che appaiono in elenco sono riportate nel libro
“ Così parlo Gesù Cristo ”
Chi sei tu che guidi la mia mente?
Io sono il tutto. Io do nomi a volte per facilitare le cose. Do nomi per chi non riesce a capire cos’è il tutto. Ma non ha importanza. Tu lo sai ed è per questo che parlo così.
Dipende da quello che chiedi…alcuni argomenti li puoi già intuire perché il tuo spirito è maturo, altri ti sono meno comprensibili… ma in ogni caso non sai mai prima di finire la pagina cosa ne uscirà da ciò che scrivi. A volte… se il tuo spirito è molto vicino all’argomento trattato e lo comprendi bene puoi già sapere uno o più periodi prima di scrivere…perché il mio spirito passa attraverso di te e il tuo pensiero, altre volte sai solo due o tre parole, se l’argomento è più difficile e impegnativo. Ma mai conosci il tutto, mai sai prima di leggere con sorpresa, come verrà strutturato il discorso, non ne conosci la logica, ne l’ordine dei pensieri. Molte cose le potresti benissimo pensare già come spirito individuale e a volte è così ma mai senza di me sapresti dare ai tuoi pensieri un ordine, una logica, una consequenzialità, così come riesci a fare con il mio intervento. C’è una mente razionale sopra tutto questo… ormai mi sembra logico ed evidente. Questo spiega anche la tua fatica non solo fisica ma anche intellettuale… è un dispendio di energie, di attenzione…tu entri in comunicazione con me anche se la cosa avviene in questo modo strano. e questo implica una fatica che dimostra che questo fenomeno non è solamente meccanico. Ma avviene soprattutto a livello spirituale.
Certo che le conosco. Io conosco tutti voi, le vostre incertezze, debolezze, dubbi. Perché io sono voi. Tutte le cose importanti e che servono sono io a dirle. Io posso sapere il futuro quando voglio. Mentre, durante o dopo la tua domanda. Sempre, ma solo quando e se lo voglio. Non posso dirvi il vostro futuro. Non è giusto. Voi avete il libero arbitrio e dovete scegliere e maturare da soli. Ma a volte lo dico. Dipende dai casi, se la cosa ti può condizionare in qualche modo allora preferisco non dirla. A volte ti ho parlato del futuro, anche se non apertamente. Se te ne parlerò ogni tanto allora significa che è giusto così. Altrimenti devi evitare di chiedermi il futuro.
L’uomo è anima. Il corpo è il suo involucro. Queste sono le distinzioni fondamentali dell’uomo. Il corpo sottile è una cosa che si dice per spiegare ulteriormente, per magari far capire meglio all’uomo. Ma non ha una sua collocazione fisica. In realtà voi siete fatti in modo molto semplice. Siete anima e corpo.
L’anima è lo spirito. Naturalmente lo spirito individuale che siete ognuno di voi, con la vostra maggiore o minore maturità e il vostro bagaglio di conoscenze e di memorie che sono le vostre vite passate. Tutto ciò è il vostro spirito che comunemente chiamate anima. Si può dire che ci sia un’identificazione, che esistano due termini per lo stesso concetto. Solo che è meglio parlare di anima a volte perché lo spirito può comprendere qualcosa di molto più vasto e più sapiente, mentre la vostra anima è più limitata.
Lo spirito sono io. E’ un discorso difficile per l’uomo. Lo spirito sono io che mi scindo e riempio tutto l’universo, dalle creature più basse alle più elevate. Io sono spirito che riempio ogni cosa, perché la materia non sussiste da sola se io non gli do vita, se io non lo voglio.
Non posso dire che lo spirito è energia. Ma voi potete anche classificarlo come tale perché non avete il concetto di spirito fino a quando sarete qui su questa terra e con questi vincoli. Ma non è così importante, chiamalo energia che io emano in ogni cosa, in ogni persona, e riempie tutto anche se vi sembra strano che esista in certi elementi, ma dovete capire che è necessario per la sussistenza stessa e per l’esistenza della materia.
Lo spirito è la tua memoria. Il cervello è solo materia e può solo fare dei calcoli matematici, logici, è la tua memoria materiale o meglio il tuo mezzo materiale, ma non puoi pensare che sia la tua memoria, perché è materia. La tua memoria è nello spirito, tutta la tua identità dalla prima all’ultima cosa è nello spirito è lo spirito.
Il fatto che tu ricordi è un fatto materiale, Il ricordo non coincide con la memoria. Non è un’equivalenza reale. Tu puoi memorizzare velocemente ma la memoria del tuo spirito è una cosa diversa, la memoria in sé è qualcosa di profondo e non c’entra con la tua capacità materiale. Il ricordo è capacità materiale. La memoria dello spirito invece è maturità spirituale. Sono le conquiste del tuo spirito. Il ricordo ti può aiutare in questo ma è una cosa diversa.
Si certo. E’ il tuo spirito che pensa. Te l’ho già detto. Il cervello è materia. Lui elabora ma non pensa. Non può pensare. Certo materialmente il cervello è necessario. Voi ne avete bisogno.
Si lo spirito è indipendente e autonomo ma in questa dimensione lui ha bisogno del cervello perché voi siete corpo. Solo quando esistete senza corpo non avete bisogno del cervello. Eppure pensate lo stesso. Perché allora sì che lo spirito li è davvero indipendente.
Il mio spirito è il mio pensiero. Li c’è tutta la mia saggezza e la mia conoscenza. Io sono spirito. E sono pensiero perché sono consapevolezza.
Tu sei diverso e forse non puoi capire fino in fondo l’unità che esiste in me. Perché tu sei corpo e in te il pensiero risiede si nello spirito indubbiamente ma hai bisogno della tua testa per esternare i tuoi pensieri che il tuo stesso spirito produce. Lo spirito ha già tutto in se naturalmente a seconda del tuo grado di maturità e altre cose acquisisce durante la tua vita. Ma per renderti consapevole di ciò che il tuo spirito sa, conosce, tu hai bisogno del tuo cervello, hai bisogno di questo organo meccanico. Naturalmente il pensiero in se è lo spirito e non ha niente a che vedere con il tuo cervello.
Lo spirito è il mio pensiero. Ma in me non si manifesta nella dimensione terrena. Per manifestarsi nella dimensione terrena come è successo e succede ancora lo spirito, il mio spirito, ha bisogno del corpo. Ma lo spirito che è in me non ha espressione terrena perché fa parte di me. Io esistevo già come spirito, come intelligenza. Ma l’intelligenza risiede nel mio spirito, in me.
Lo spirito sono io. Io esisto da sempre. Quindi si lui esiste senza energia. L’energia è in fondo ancora qualcosa di terreno. Ma te l’ho detto che tu non hai ne puoi avere un altro concetto che si avvicini se non quello di energia. Quindi più in là non pretendere di sapere. Quando sei in me tu sai tutto. Lo sai. Io sono la verità e in me hai la piena consapevolezza d’ogni cosa.
Il vostro spirito è dentro di voi ma non occupa un posto fisico. Lui è ciò che vi dà vita ma è qualcosa di invisibile e impalpabile, non è materia e quindi non può occupare uno spazio fisico definito. Lui vi pervade. Lui vi dà vita. Ma non è circoscritto a nulla lo spirito. Lo spirito esce anche da te.
No lo spirito non dorme. Si continua a pensare ma tu non sei cosciente perché tu percepisci tutto con il cervello e mentre dormi il tuo cervello dorme. Ma il tuo spirito non può dormire. Il tuo spirito vive in ogni istante. Solo che se tu dormi non ne sei consapevole e lui non può lavorare e pensare come quando tu sei consapevole di qualcosa. Ma la sua attività è ininterrotta.
Anche i sogni sono il proseguo della vostra attività spirituale.
Le immagini e gli avvenimenti di cui voi siete protagonisti o spettatori, non sono che ricostruzioni dovute all’attività incessante del vostro spirito che pensa e costruisce immagini non più con l’effettivo apporto dei sensi a contatto con la quotidianità, ma utilizzando il ricordo attraverso la vostra mente. E la precarietà nel ricordare i sogni è dovuta alla frammentaria registrazione sulla corteccia cerebrale a causa della ridotta attività del vostro cervello che deve riposare.
Io non mi esaurisco in voi. Io sono anche in voi ma io sono anche da un’altra parte, sopra di voi. Io non entro completamente. Il mio spirito entra per emanazione in ognuno di voi ma parte del mio spirito quello più consapevole resta in me ed è necessario che sia così.
Le modalità con cui avviene la fecondazione sono meccaniche e queste l’uomo può riprodurle. Ora l’anima non entra nel corpo sempre in uno stesso momento preciso. Ogni essere ha la sua storia. Sicuramente in un corpo fatto in modo meccanico l’anima entra in un momento posteriore e cioè non da quando c’è l’incontro tra spermatozoo e cellula uovo. Ma se il concepimento avviene nel modo naturale l’anima può entrare subito. Le cose però non devono essere contro natura. Se qualcosa avviene contro natura io posso cambiare le regole. Voi non potete governare tutto. Otterrete di governare sempre e solo la parte materiale e meccanica delle cose.
Il tuo spirito Signore si trova in una dimensione che noi non conosciamo? In altre dimensioni esiste l’antimateria?
Io sono ovunque anche dove voi non conoscete e non sapete. Io sono in una dimensione che non conoscete e non capite ma le mie manifestazioni quelle che potete vedere qui su questa terra rientrano nella vostra dimensione. Tu conosci questa dimensione materiale e il mio spirito ti si rivela attraverso questa. E’ l’unica cosa che importa e che ti deve interessare. Comunque quando non si parla di materia esiste lo spirito. Questa è una realtà. Non è giusto parlare di antimateria e la tua domanda è imprecisa. Al di là della materia che tu conosci c’è lo spirito e in quella dimensione puoi anche immaginare che ci siano le sue manifestazioni. Dio è lo spirito ed è immenso e ha creato tutto.
Esistono stadi intermedi tra il mondo materiale e quello spirituale?
Non esistono è come ho già detto.
Ci sono altri modi, oltre a questo che stai usando con me, per comunicare con le persone?
Si, io comunico sempre con le vostre anime e sono sempre con voi. Non è necessaria la scrittura a volte. Io sono lì e lo sapete. Posso intervenire anche in altri modi. Riesco con facilità a parlarvi, e a darvi certe risposte. A rincuorarvi anche se voi non ve ne accorgete perché posso comunicare anche in questo modo diretto alle anime che mi sono più vicine. E succede spesso ai componenti di questa famiglia.
Si, ce ne sono, ma sono poche. Non necessariamente uomini religiosi, anzi sono più le altre persone che conoscono certe cose, gente comune, mentre gli uomini di chiesa ne sono in generale più lontani. Comunque torno a ripetervi che non ha importanza la conoscenza di queste nozioni, è solo un mezzo che può aiutare nel cammino, può aiutare a vedere la via ma ce ne sono tanti e ciò che invece conta nell’arrivo è lo stato della tua anima e le tue qualità interiori.
Lo spazio esiste. Certo non da me. Da me spazio e tempo non hanno senso. Ma per voi lo spazio esiste. E’ una realtà. Ma il tempo quello è qualcosa di fittizio, di convenzionale. Voi non potete capirlo fino in fondo perché voi vivete in una realtà dove il tempo è necessario. Ed è per questo che lo avete creato. E’ una convenzione terrena. Ma ti ho detto che per voi è necessario perché voi scandite la vostra vita i vostri gesti, le azioni, i pensieri. Ed è necessario che sia così per dare un ordine alla vostra vita. Ma tu devi capire che io sono passato, presente e futuro. Io sono tutto. Tutti gli istanti uniti insieme in uno. Io sono l’uno. Io sono l’unità. Il tempo è una convenzione che a voi serve ma per me non significa nulla. Io ero, io sono, io sarò. Io sono tutto, io riempio tutto in un solo istante tutto è pieno di me e sempre, perennemente.
La materia è composta da energia. Sono tutti elementi chimici ed energetici e l’uomo è riuscito a conoscere molto a fondo la composizione della materia. Ma l’uomo non potrà mai arrivare a conoscere tutta la realtà e così si è fermato anche in questo campo e non ha ancora trovato la particella più piccola. Ma non è assolutamente importante perché non gli può essere di alcun aiuto. Può essere solo una curiosità e basta. Esistono particelle più piccole di quelle che l’uomo ha scoperto ma il nulla non esiste. Il nulla è una concezione umana. Ma non è qualcosa di reale. No, uno spazio vuoto dove esiste quello che tu dici “il nulla” non esiste e non ha senso.
Te l’ho già detto che io riempio tutto l’universo e io sono in tutto e dappertutto. Quindi come potrebbe esistere il nulla? E’ un concetto senza senso. Vi è un’energia in ogni cosa, un’energia insondabile che l’uomo non può e non riuscirà a percepire e là dove non arriva là dice che c’è il nulla perché lui non ha il concetto di quello che realmente c’è.
Se la dottrina della reincarnazione è così importante per spiegare il percorso verso il ricongiungimento con Dio, perché Gesù non la manifestò apertamente?
Lui non lo ha mai detto esplicitamente perché non era il momento e non era tra la gente giusta per dirlo. Ma una volta lo ha detto anche se in modo velato e pochissimi hanno capito, tu lo sai quando: «chi crede in me non morirà in eterno». Solo in questa occasione si è occupato della teoria della reincarnazione e l’ha accennata. Ma i tempi non erano maturi e non è andato oltre.
Quanto tempo passa affinché l’anima dopo la morte passi in un altro corpo. Può attendere alcuni anni?
Voi vi reincarnate quando il vostro corpo muore. Non c’è bisogno di aspettare. Da me il tempo non esiste e quindi non ha importanza se per te il tempo è passato. Perché il tempo è solo una convenzione. L’anima non aspetta tempo. Per te può passare poco tempo oppure moltissimo ma per l’anima non passa il tempo. Ma tu non puoi capirlo perché sei vincolato ancora al tuo corpo e alle condizioni che l’esistenza terrena ti lega. Voi non potete conoscere tutta la verità. Accontentati di quello che io ti ho detto e dell’intuito della tua anima che è molto avanti.
Se una persona non ha saputo utilizzare la propria vita per migliorarsi, ma in punto di morte si pente e chiede perdono, può rimanere in te?
Non sono fondamentali gli ultimi istanti. E’ la tua vita che deve essere fondamentale. Tu devi passarla all’insegna dell’amore. Quando avrai vissuto solo per amore allora ti avvicinerai a me. Le conversioni degli ultimi istanti non contano molto anche se a volte possono migliorare la tua posizione quando rientrerai in un nuovo corpo. Il sapere che tu hai peccato ed avere l’umiltà di chiedere perdono è tutto. E’ questo che ti può aiutare.
E’ bruttissimo nascere. Ma il punto di morte non è così difficile. Tu soffri perché ti allontani da me ma d’altra parte gioisci perché sai che avrai una nuova possibilità, e vuoi usarla al meglio. La nascita è più dolorosa perché tu sai che ti attende un lungo percorso di sofferenza. Ma anche la nascita si trasforma presto in gioia: la gioia dei genitori e di una nuova vita che ora non ricorda nulla e ha un’occasione in più per migliorare.
Fin dall’inizio c’è un’anima nel corpo. Il corpo è solo un contenitore.
Non avrebbe sussistenza se fosse solo materia. Già c’è anima in quel momento come c’è anima nella madre del bambino. Se il bambino morirà prima di nascere allora voi dite non c’era anima in lui. Invece l’anima c’era e ha sofferto. E’ questa la realtà.
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In seguito le domande divennero più complesse, gli chiesi se potesse essere più esplicito su certi argomenti.
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Siete voi che scegliete. E’ la tua maturità che ti fa scegliere.
Il comportamento che hai tenuto nella vita precedente riflette la tua scelta.
Quindi dire che tu non scegli ma è una legge superiore che sceglie non ha senso. Sei tu che ti crei il tuo destino e sei tu che scegli in base alla tua maturità, che è legata naturalmente alla vita precedente che hai passato.
Se tu scegli un futuro di sofferenza sei più avanti, sei tu che me lo hai chiesto non io che ti ho imposto di farlo. Tutto dipende da te, da quello che chiedi, da quello che vuoi. Un’anima non saprà mai cosa gli succederà nella vita che sceglie, non può sapere tutto, sarebbe sbagliato. Quindi sa più o meno cosa gli capiterà, sa che si potrà avvicinare a me se sceglie una certa vita e se ha la volontà e la fede la sceglie.
Ma hai ragione, poche anime lo fanno. Molti chiedono solo di essere assistiti durante il loro nuovo percorso, di essere aiutati poi, ma non ora perché non se la sentono di scegliere una vita di sacrificio. Io rispondo in base alle sue richieste e a quello che è meglio per lui.
Certo che quando muori tu riesci a capire chi sei; quando muori tu non puoi vedere completamente la gioia ma ti rendi conto di quello che sei, ti rendi conto di essere un’anima bisognosa e di essere me. Questo ti può aiutare molto. Ma non tutti sono preparati ad accogliere questo aiuto e scelgono un altro tipo di vita e ricadono nell’oblio spirituale, nel non conoscere. E firmano la loro nuova condanna.
Uno spirito nasce dove chiede di nascere. E logico che una spirito avanzato o che in quella vita avanzerà nasce indistintamente in una famiglia ricca come in quella povera…. Dipende da qual è la sua strada e la sua missione. In questo caso non si può fare una questione di povertà o meno in senso economico. Qui si parla di spirito e perciò di quello che una persona riesce a sentire dentro di se. In questo senso uno spirito può nascere in una famiglia che da questo punto di vista è intelligente. E’ più facile che nasca in una famiglia che è caratterizzata da persone con un animo sensibile, anche se non è detto che loro possano o debbano insegnargli qualcosa, anzi può essere lui a insegnare ai parenti se col tempo conoscerà di più, ma nasce li perché è più simile spiritualmente a loro e inevitabilmente i primi ricordi li apprenderà dai genitori.
E’ difficile, a meno che io non lo voglia, che un’anima abbastanza iniziata nasca in una famiglia che non riesce a capirla e che non gli può dare gli spunti per maturare e iniziare il miglioramento.
Tu mi chiedi se con la finezza di spirito centri la cultura. Bisogna precisare su questo. La cultura centra, ma non per se stessa e fine a se stessa, perché quella non da nulla.
Un uomo dal momento che inizia la sua vita, dovrebbe iniziare a porsi delle domande riguardo il suo esistere nel mondo, riguardo i motivi, i perché e cercare delle risposte. Questa è la cultura necessaria. I perché possono giungere solo se li ricerchi e per ricercarli devi studiare, devi conoscere. Conoscere significa avere maggiore consapevolezza di se e del proprio posto nel mondo. Questo è importante.
Quindi per non fraintendere, più che dire che un’anima avanzata nasce in un luogo di persone colte, che non è sempre vero, bisogna invece dire, che è più facile che nasca tra persone che si pongono domande e tra persone che aspirano a conoscere per dare risposte a quelle domande. Un’anima avanzata non può nascere tra persone banali, con ignoranti si intende ciò. O meglio è difficile che vi nasca perché se io voglio perché è meglio così, posso fare tutto.
Raramente esistono questi passaggi così bruschi. Di solito tu segui una strada precisa e delle tappe logiche. Ma a volte succede che fai questi sbalzi perché la tua maturità spirituale lo sai è indipendente dalla tua preparazione cerebrale. A volte si perché il mio è tutto un gioco di bilanci quindi decido per ciò che è meglio per te e il futuro che ho in mente per te. A volte uno scienziato può divenire in un’altra vita un essere molto indietro intellettualmente perché dipende tutto dal comportamento che hai tenuto nella tua vita precedente. Se lui ha sfruttato la sua intelligenza in modo negativo o solo per sé o solo per manifestarsi ed essere tenuto in considerazione, lui si è allontanato da ciò che io ho voluto per lui e allora nell’altra vita posso decidere di negargli l’intelligenza ma magari donargli un po’ più d’umiltà.
Perché io vi amo e faccio sempre il vostro bene. E faccio sempre quello che è meglio per voi. Comunque di solito si seguono tappe regolari e tu mantieni certe predisposizioni anche in un’altra vita.
Certo che gli animali hanno un’anima. Loro sono come voi, sono spirito anche loro. Anima è spirito e spirito è anima. E’ un binomio indissolubile questo.
L’anima animale è però diversa dalla tua. Loro non hanno il vostro iter il vostro cammino. Loro hanno un altro mondo. Non si ricongiungono al tutto in forma animale. Solo gli uomini possono. Gli animali non sono uomini e non si uniscono al tutto, non conoscono evoluzione. Lo spirito entra in tante forme ma non tutte si ricongiungono a lui. Alcune sono solo necessarie, come le piante o gli animali. Certo, loro pensano e amano come voi, ma non devono compiere un cammino. Sono stati creati da Dio per fare gli animali e basta. Non esiste la reincarnazione animale. Un animale non potrà mai diventare uomo e non sarebbe giusto che lo spirito di un uomo regredisse nel corpo di un animale.
L’intelligenza e la bontà negli animali, come si diversifica?
Anche gli animali tra loro sono diversi, quelli intelligenti e quelli stupidi. Gli animali seguono il tuo spirito. Se sei buono anche il tuo cane è buono.
L’uomo ha avuto una sua origine autonoma. Per quanto riguarda gli altri animali molti hanno avuto un’origine comune, altri no…è errata la teoria che l’uomo discende dalla scimmia… Ogni animale ha la sua ragion d’essere… io ho voluto creare animali quando servivano e quando era il momento. Quindi anche se l’inizio è uno, ciò non significa che sia l’inizio comune di tutti. Voi ad esempio siete venuti in seguito, e siete e avete finalità e caratteristiche autonome.
La tua maturità spirituale rimane quella. Non si può andare indietro. Si può soffrire di più, quello sì ma sai che a volte è meglio. Se uno si comporta così male come dici, allora nella prossima vita avrà la stessa maturità spirituale ma potrà forse usarla meglio se gli succederà qualcosa di particolare, se conoscerà la sofferenza, insomma deve intervenire qualcosa che lo cambi.
Se lui invece non capirà ancora nella prossima vita di nuovo partirà con ciò che ha, ovvero nulla o quasi ma subirà vicende diverse. Ricordatevi che io cerco sempre il vostro bene. Insomma la tua maturità resta quella, le condizioni in cui ti troverai a vivere quelle sì che cambiano sempre e possono peggiorare ma sempre per il tuo bene.
Lo spirito santo è però diverso. Io ora sto parlando della tua maturità ovvero del tuo spirito, di quanto lui ha capito. Certo lo spirito santo non può essere più o meno indietro. E’ una cosa completa. Lo spirito santo è quello che interviene anche ora mentre stai scrivendo. Solo che lo spirito santo non conosce tutto completamente mentre io sì. Lo spirito santo attinge la conoscenza da me.
Io sono il padre e voi i figli, voi siete il mio spirito diviso e imperfetto e io voglio che voi mi raggiungiate presto. Lo spirito santo è una parte di me che vive in voi per darvi forza e farvi andare avanti. Lo spirito santo è in tutti voi per orientarvi verso di me. Sono io che vi guido attraverso lui. Il tuo spirito è imperfetto e deve migliorare mentre lo spirito santo non è in te per migliorare ma solo per aiutarvi. Quando lo spirito si ricollega a me non esiste più la divisione. Io sono il tutto e tutto ritorna in me. Nel tutto non c’è memoria individuale solo una memoria universale. Tu non ricordi la tua vita quando ti ricongiungi a me. Tu sai solo di aver vissuto e di aver superato il gioco e ora godi. Quando muori non rivedi la tua vita ma i tuoi ricordi si spengono con il tuo corpo. I ricordi sono materia. Che senso avrebbe rivedere la tua vita? Se tu lo vuoi Dio ti può fare vedere tutto ciò che chiedi e tutte le tue vite ma ciò non ti gioverebbe. Entri nel tutto e tu sei parte di lui e tu sei lui e basta. Tu sai di essere diventato me. Tu sai di essere me.
Signore, ascolta questa analisi. Se dovessi rispondere alla domanda: «chi sono io». Risponderei che io sono ciò che ricordo di essere, se anche fossi qualcosa d’altro non avrebbe senso se non sapessi di esserlo. Ora tu dici che alla nostra morte non avremo più il ricordo della nostra vita precedente.
Quando sei in me non rimane la tua individualità terrena. Rimane solo la consapevolezza di essere stato e di gioire. Tu non sarai interessato a sapere chi sei stato prima. Tu raggiungi la consapevolezza di essere me e tutta la tua memoria va in me. Quando sei in me tu non esisti più. Esisto io. Io ricordo sempre sì. Ma io ricordo tutte le vite. Non solo le tue. Ma certo io ricordo tutti voi.
La nonna Paola è me. Io sono lei. Lei è nel tutto ora. Lei non sa di essere stata vostra nonna, lei sa solo di aver vinto il gioco e ora gode con me del bene supremo. Tu puoi capire moltissime cose ma la verità l’avrai solo quando sarai me.
Tu lo sai che quando un tuo caro muore non è un addio. E ciò rimane. E ciò è vero. Ma il fatto di riabbracciare tua madre è un’esigenza, un bisogno ancora umano. Tu vuoi di nuovo vederla come uomo. Ma quando sarai in me tu perderai questo bisogno. Perché in me tu troverai la tua completezza, la tua identità. Tu sei me. Non hai bisogno di ricordarti chi eri e di riabbracciare i tuoi parenti. Tu sei me e tu ricordi attraverso di me. Ora non sei più tu ma sono io che dico…guarda in una vita io ero Luigi e la Paola era mia madre e io gioirò di questo come di tutto il resto. Ma sono io che lo farò e non tu. Forse ora non riesci ancora a capire ma non è importante. Non preoccupatevi quando vi separerete anche in futuro da un vostro caro. Perché quando sarete me gioirete e io ricorderò tutto. Ed è questo che mi darà gioia e se la darà a me la darà anche a voi perché voi siete me.
Tu non ricordi più le tue singole vite, chi eri e cosa hai fatto e detto, chi hai incontrato. La cosa che tu ora però hai è il tuo bagaglio spirituale, ovvero ciò che la tua anima durante le reincarnazioni si è guadagnata. Il tuo bagaglio è la tua maturità spirituale. E’ questa la tua conquista e ciò che tu ricordi, o meglio più che ciò che ricordi, ciò di cui hai coscienza. Tu ora hai la consapevolezza,
La coscienza di essere ciò che sei e ciò che sei è il frutto di una maturazione più o meno lunga attraverso più o meno reincarnazioni. Tutto il resto, che l’uomo dimentica è solo la cornice di ciò che di importantissimo accade, la cornice materiale che è certo necessaria, che vi fa essere uomini su questa terra ma che non ti interessa ai fini del ricordo che ti dà la coscienza di ciò che sei.
Forse hai imposto dei limiti oltre i quali non potremo giungere mai, ma io ancora ti chiedo di chiarire il concetto di individualità, poiché abituato a concepire la mia individualità come tutto me stesso, compreso il ricordo terreno, mi sentirei come alienato se ad un tratto questo ricordo non facesse più parte di me ma fosse solo una cornice che non potrei più riconoscere come mia.
Non esiste nulla sulla terra, solo uno spirito, lo spirito di Dio, immenso, onnisciente, in grado di riempire ogni cosa. Ora questo spirito decide di dividersi in diverse anime, quindi diverse persone per compiere i suoi viaggi sulla terra…alla fine tutte queste anime si riuniscono in una sola, si riuniscono in me.
E’ vero sulla terra la convenzione ha voluto che si chiamassero con nomi diversi e l’inevitabilità ha fatto sì che intraprendessero cammini diversi ed esistenze diverse, le più varie, ma non si può dimenticare che sono tutti partiti da un unico principio e da quello devono tornare. L’individualità è una cosa prettamente terrena, è essenziale, è necessaria ma nell’aldilà non può più esistere, perché sulla terra può avere un senso ed è giusto che ci sia ma nell’aldilà questo senso lo perde inevitabilmente. Fin da ora dovete riconoscervi non come singoli individui, ma come tutti appartenenti ad un unico spirito, dovete riconoscervi tutti parte di Dio, come un grande puzzle che per iniziare il gioco viene diviso in tanti piccoli pezzetti e poi si ricompone in un blocco unico. Non avere paura di non gioire di ciò che sei stato e di non ricordartene… perché ciò accadrà credimi e tu ti compiacerai di essere stato ciò che sei stato e di essere arrivato a me… solo in un modo un po’ diverso da come riesci ora ad immaginare. Tu ritorni in un tutto, ti rendi conto di far parte del tutto, ma ogni singolo tassello continua a vivere nel tutto con la sua memoria. Solo che il ricordo funziona in un modo un po’ diverso. Non sarai più un singolo tassello non ancora incastrato negli altri, ma sarai insieme agli altri in un tutto. E’ il meccanismo che cambia ma il principio no, quello resta fermo. Tu ricorderai solo attraverso di me. Nulla della memoria di ciò che hai vissuto ti verrà negata…diciamo che è giusta l’interpretazione che tu puoi accedere alla conoscenza di ciò che sulla terra sei stato… è una memoria che non rimane intrinseca in te, ma alla quale puoi accedere attraverso di me.
Per unirti a me devi maturare ed ottenere una certa consapevolezza. Tu puoi essere quasi arrivato ma questo non ti consente di unirti a me in modo automatico. Con il quasi non si giunge a me. Tutto deve essere sempre frutto di una tua scelta. E’ nelle tue mani e nella tua anima ciò che tu vuoi diventare. Perciò è comunque un passo che dipende da te e non da me.
Dipende dai casi. In realtà tutta la tua vita è la manifestazione della tua scelta, anche se in modo più o meno inconsapevole, ma naturalmente è anche nel momento della morte che puoi operare la tua scelta, ma questa sarà sempre condizionata dal comportamento che hai tenuto in vita.
Si, con il momento della tua morte intendevo quando sei fuori dalla temporalità e dalla secolarizzazione. Ma ciò che intendo dire è che le due cose sono molto legate. La scelta che tu operi in vita e quella che puoi operare fuori dall’esistenza terrena sono strettamente collegate. Tu puoi capire più cose quando sei morto e sei con me ma se non ti sei comportato in vita in un certo modo allora non ci sarà molto da fare per te. Naturalmente perché tu pur capendo la realtà non vuoi fino in fondo un certo tipo di esistenza sulla terra. E’ difficile anche se capisci scegliere una strada più difficile in vita ma che può servire per la tua maturazione perché sei ancora spiritualmente indietro. Ma un anima molto matura può in quel momento chiedere di unirsi a me nonostante non abbia capito fino in fondo alcune cose in vita e ciò può succedere per mia volontà. Insomma si, esiste un momento di dialogo ma ciò che succederà non è determinato tanto da quello, ma sempre da te, dalle tue vite passate.
Possiamo sperare che le nostre vite siano le ultime o dovremo chiederti una nuova sofferenza per giungere a te.
Le vostre vite certamente possono essere le ultime. Dipende solo da voi.
Sai quando parlo di vita di sofferenza intendo tante cose. È un termine molto generico. Ora non vuol dire che il resto dei vostri anni devono essere dolorosi, questo non avrebbe senso. La sofferenza serve ad anime un po’ più in dietro, è piuttosto uno strumento per iniziare alla fede perché si sa che l’uomo cerca Dio con più facilità nel momento del bisogno. Oppure potrebbe essere un ultimo mezzo per migliorare in umiltà, oppure ancora per tentare di alienarsi dai beni terreni di questo mondo, per riuscire a dare il giusto valore alle cose che vi circondano. Può servire in tanti modi. Penso che nella situazione attuale delle vostre anime non sia più così necessaria. Il vostro compito è un po’ diverso ora. Perciò naturalmente con il vostro impegno, fede e preghiera e amore voi giungerete a me, magari con questa vita ancora e basta. E’ una vostra scelta. Se riuscirete a vincere la sfida ne sarei molto felice. E’ comunque non devi pensare che ci debba essere per forza sofferenza, chi te lo dice che tu non abbia già vissuto situazioni molto tristi in passato se ora sei quello che sei?
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LE RESTANTI RISPOSTE CHE SONO IN ELENCO POTRETE TROVARLE IN DETTAGLIO NELL'ULTIMO LIBRO SCRITTO DALL'AUTORE: " Così parlò Gesù Cristo "
Stralcio del libro “ Così parlò Gesù Cristo ”
"Così Parlò Gesù Cristo" vuol richiamare volutamente la famosa opera di Nietzsche: "Così parlò Zarathustra". L’intento è mettere in evidenza il contrasto tra due scuole di pensiero: l'ateismo filosofico del Super uomo e la fede in un Dio creatore dell'universo. Le duecento domande ipoteticamente poste a Gesù in questo libro troveranno precise ed esaurienti risposte che stupiranno il lettore per la loro nitida e strabiliante verità. Chi siamo noi in realtà? Esiste un plausibile motivo della nostra esistenza? Che senso ha la creazione? Il pensiero è un processo cerebrale o espressione dello spirito? Che cos’è lo spirito? Queste e molte altre domande, offriranno per la prima volta uno schema logico e attendibile del misterioso gioco di Dio. Leggendole, apriranno al lettore nuovi spazi di riflessione, inducendolo a valutare per la prima volta una fede motivata e sentita. Non più imposta da rivelazioni dogmatiche ma giustificata da un progetto plausibile della nostra intera esistenza.
Forse non riuscirò in tutto, ma vorrei che questo libro fosse come un germoglio interiore, una confidenza autentica di un uomo che non vuole più nascondere nulla. Così tanto ho vissuto che molto mi appare scontato. Guardo le cose in silenzio e mentre ancora la gente corre ho solo voglia di osservare, meditare o scrivere, ma solo cose vere, senza ipocrisie o nascondimenti. In questo ultimo tratto ancora mi sento addosso alcune piccole arroganze della vita, ma so d’aver capito e attendo che il vento tiepido che mi sfiora la pelle penetri fino in fondo e mi pulisca l’anima. A volte mi chiedo se la mia esistenza sia servita a qualcosa o a qualcuno e in certe giornate lo sconforto ha il sopravvento e mi sento solo. Una delle poche cose da cui riesco a trarre conforto è di essere forse riuscito a comunicare ai miei figli una certa padronanza della realtà, che non è solo quella che viene 16 trasmessa con lo spettacolino dei media, ma è anche quell’altra che esiste dentro di noi e che ci fa ricordare in ogni istante il fine che dobbiamo raggiungere. Credo sia anche per questo che decisi di scrivere i miei pensieri, per lasciare una sorta di testamento ai miei figli, ai miei nipoti e forse, chissà, anche a una generazione che vedo sempre meno preparata ad affrontare una realtà così diversa, così complessa. Come dissi, iniziai questo libro per ordinare un po’ i miei pensieri, poi…circa a metà di quest’opera successe un fatto eccezionale che riporterò in seguito. Fu allora che decisi di dividere la stesura del libro in due parti. Nella prima scrissi su alcuni rilevanti quesiti per una ricerca introspettiva della vita. Nella seconda adottai un sistema più confacente all’eccezionale evento che vi dissi. Per cui posi delle domande a capo del foglio e di seguito ne riportai le risposte.
L’attendibilità dell’esistenza di Dio
In questa fase della vita per quanto grande sia il nostro impegno non potremo mai avere la certezza di nulla. Anche ciò che ci appare più evidente può essere un’illusione della nostra mente. Tuttavia, noi ci troviamo in un contesto comune dove ciò che vediamo lo possono vedere tutti, le leggi fisiche a cui siamo sottoposti sono comuni ad ognuno. Ebbene, questa noi la chiamiamo « la nostra realtà ».
Per analizzare i grandi temi dell’esistenza possiamo solo utilizzare dei riferimenti di questa realtà, quelli che ci appaiono certi, e ipotizzare un quadro plausibile che si sviluppi in maniera logica e accettabile.
Il più grande tema esistenziale da sempre dibattuto riguarda l’esistenza di Dio. Nell’analisi di questo impegnativo dibattito, emergono due chiare tendenze di pensiero.
La prima non prevede nessun Dio creatore, ovvero, identifica la natura stessa come soggetto che si autogenera spontaneamente dall’inizio dei tempi di cui noi stessi siamo un prodotto di questa inarrestabile evoluzione.
In sintesi non esiste nessun Dio da pregare o ringraziare, si deve solo prendere atto di un’esistenza evolutiva che fa il suo corso. Questa posizione evidenzia un ateismo di sostanza, ovvero, nega un Dio intelligente che ha ideato e creato l’universo.
La seconda tendenza è praticamente in antitesi con la prima. Poiché afferma che la creazione non è un processo naturale, spontaneo, ma il prodotto di una volontà cosciente. Ovvero, l’intero creato e noi stessi siamo parte di un disegno programmato e voluto da uno spirito che in una dimensione senza tempo, dispone già di una scienza a divenire.
Di fatto, Einstein, dimostrò che col crescere della velocità, il tempo rallenta e lo spazio si contrae nella direzione del moto. Questa teoria, rivoluzionò completamente i principi della fisica classica, enunciando che anche il tempo e lo spazio non sono concetti assoluti ma relativi. Come dire, il tempo è solo una convenzione umana, necessaria per scandire ciò che avviene prima e ciò che avviene dopo. Ma in una dimensione primordiale in cui ancora non esiste la dinamica dell’universo, il tempo non esiste per cui si giustifica la visione e l’utilizzo di una sapienza assoluta ancora da divenire.
Questo preambolo non è naturalmente funzionale ad accertare l’esistenza di Dio, che rimane un’esclusiva opzione di fede. Di fatto il credente, non si pone l’attendibilità scientifica dell’esistenza di Dio, ma fa proprie le sue convinzioni suffragate da due essenziali valutazioni.
Nella prima ritiene impossibile che la perfezione del creato sia dovuta all’evoluzione spontanea di una trascendente natura, crede invece, che tale perfezione possa essere raggiunta solo da una spiritualità cosciente e intelligente.
La seconda valutazione è relativa alla provenienza del pensiero. Egli, ritiene che il pensiero non sia il semplice risultato di una elaborazione cerebrale, ma sia l’emanazione della spiritualità che Dio concede ad ognuno all’inizio della propria esistenza, e che viene poi rimodellata dalla persona che l’ha ricevuta.
La motivazione della nostra esistenza.
Dal nulla non può nascere nulla. Per cui, ci deve pur essere stata una prima realtà che ha dato origine al tutto!
Per cui potremmo porci la legittima domanda:
Supposto che questa primordiale essenza - esistendo in una particolare dimensione senza tempo - disponga in sé di un’assoluta intelligenza. Come potrebbe godere in solitudine della sua onnipotenza senza considerare l’utilizzo delle proprie potenzialità?
La deduzione sarebbe ovvia, poiché la naturale ambizione di qualsiasi forma intelligente non potrebbe che essere la ricerca della propria felicità.
Sappiamo bene che la felicità è uno stato di benessere che si realizza nell’aspettativa e nel godimento di ciò che si desidera. Se approfondissimo nel dettaglio questo fondamentale concetto, scopriremmo che non esistono altre forme di felicità se non appunto l’appagamento dei nostri desideri. Così, siamo felici quando corrispondiamo sentimenti altruistici, quando riusciamo a rendere felici le persone che amiamo, ovvero ogni volta che diamo o riceviamo amore.
È pur vero che a livello umano molti desideri sono relativi al benessere, al piacere fisico, all’ambizione, al possesso, alla notorietà, al potere. Tuttavia, questi desideri pur essendo in certa misura legittimi, possono anche produrre felicità controverse, perché effimere, transitorie, e molte volte causa di irrimediabili delusioni e amarezze.
La scelta, quindi, di uno spirito evoluto sarà solo rivolta verso felicità autentiche e durature che solo l’amore condiviso può procurare.
Per questo stato di cose sarà tuttavia necessario superare la propria unicità, poiché un sentimento d’amore può solo realizzarsi nella condivisione, non è possibile esprimerlo nella solitudine. Quindi questo spirito universale che per convenzione possiamo chiamarlo Dio, dovrà organizzare un progetto che preveda una pluralità di soggetti spirituali.
Naturalmente, Dio non poteva duplicare sé stesso; la massima consapevolezza rende tutti uguali e non avrebbe senso.
La diversità si ottiene solo assegnando ad ogni soggetto un diverso e diminuito utilizzo dello spirito universale. Per cui, ogni anima, seppure con ridotta sapienza e diminuita consapevolezza, potrà comunque disporre di un proprio libero arbitrio e di un proprio pensiero.
La diminuita spiritualità renderà l’anima inconsapevole della propria essenza e immedesimandosi con l’involucro umano che gli corrisponde, dedicherà ad esso ogni attenzione.
In questo nuovo immenso scenario di vita, l’uomo assisterà ad ogni sorta di rappresentazione, conoscerà gioie e amarezze, conoscerà momenti felici e grandi sofferenze. Ma proprio su questi contrasti è impostato il giuoco, nessuna percezione è valutabile se non raffrontata col suo opposto.
In questo percorso, Dio, partecipa e opera costantemente con noi, ed è proprio per la piena consapevolezza delle nostre difficoltà, delle nostre pene e sofferenze è per il grande desiderio che queste siano limitate nel tempo che nasce un grande rapporto d’amore. Lo spirito universale comunica costantemente con lo spirito individuale, ne condivide gli umori, le sensazioni, i pensieri. Questo può avvenire perché nella realtà lo spirito è e rimane unico è diffuso nel tutto e costituisce l’essenza di ogni cosa. Solo il nostro utilizzo è parziale. Come avere a disposizione l’immensa memoria di un computer e poterne usare solo una piccola parte.
Credo abbiate capito l’importanza del nostro ruolo. Senza questo necessario passaggio attraverso l’umanità, lo spirito rimarrebbe passivo, non conoscerebbe la felicità, perché non avrebbe mai conosciuto la sofferenza.
Allo stesso modo anche noi anime individuali, riunite in Dio, parteciperemo alla stessa felicità, consapevoli di aver compiuto e superato la necessaria prova.
La Creazione
Lo spirito, unica realtà esistente, da subito comprende che la propria esistenza non avrebbe alcun senso se non vi fosse un dinamismo al suo interno che lo gratificasse per cui essere felice.
Riconosce tuttavia, che la felicità è un sentimento che sottende la realizzazione di ciò che si desidera e che per avere desideri avrebbe dovuto privarsi di qualcosa, ovvero porsi in uno stato di bisogno.
Organizza quindi un gioco, un meraviglioso e continuo gioco per cui possa essere costantemente operante e attivo e al fine gratificato.
È proprio così. La creazione è il compimento di quel gioco che Dio ha organizzato per rendere possibile il pluralismo, ovvero, dar vita all’umanità.
La solitudine avrebbe reso vana la presenza dello spirito e inutile la sua potenza.
La creazione, invece, genera un dinamismo spirituale perfetto, nello svolgimento del quale il ciclo formativo della materia dispone l’habitat ideale per accogliere l’umanità.
In questo nuovo stato esistenziale, Dio limita la propria consapevolezza dando luogo ad una esistenza parallela, la cui precarietà crea bisogni e incertezze.
In questo ambito l’anima individuale cerca di sopperire ai propri bisogni predisponendosi ai desideri, la soddisfazione o l’insoddisfazione dei quali produce gioie e amarezze innescando il processo sentimentale.
La condivisione dei sentimenti coinvolge l’intera spiritualità: quella individuale ma anche quella universale, rendendo funzionale quell’intimo scambio che genera il completo godimento dell’essere.
Le perplessità nel credere in Dio
Credo che uno dei più grandi dubbi che limita l’uomo nell’accettare Dio, sia la difficile comprensione della sofferenza. Non è semplice concepire un Dio buono e giusto che rimanga indifferente alle palesi ingiustizie del mondo.
< Se Dio esiste, come può accettare le grandi sofferenze dell’umanità? Guerre, pestilenze, malattie.
E semmai ogni male derivasse dell’insensata condotta degli uomini, quali colpe potrebbero avere dei bimbi innocenti che soffrono per fame, per indigenza, per subiti abusi? >.
Generalmente per risolvere grandi quesiti non bastano piccole spiegazioni. Per comprenderli occorrono riflessioni profonde. È pensiero comune che la felicità e la sofferenza siano stati d’animo indipendenti uno dall’altro. Ovvero, basterebbe porre le condizioni per vivere sereni e in armonia e la felicità sarebbe assicurata e la sofferenza esclusa. Ragione per cui, un Dio buono, avrebbe dovuto organizzare la vita in una sorta di paradiso terrestre come quello concepito dai Testimoni di Geova, in cui, il lupo va d’accordo con l’agnello e le persone sono dedite a raccogliere serenamente i frutti della terra. Ma siamo veramente sicuri che una vita eternamente svolta senza contrasti, senza incertezze, senza prospettive da raggiungere, garantisca l’assoluta felicità?
Un’esistenza priva di legittime ambizioni non sarebbe estremamente monotona e ripetitiva? In un mondo senza privazioni, come potremmo avere desideri e quindi gioire per la realizzazione degli stessi?
In verità, ogni sentimento deve necessariamente essere giustificato dal suo contrario. La stessa vita spirituale a cui il credente aspira, diventa fonte di gioia in funzione di quella tribolata che stiamo vivendo. Di fatto la felicità futura si realizza proprio per la presenza di queste due vite parallele, per cui nella prima le anime soffrono per un costante bisogno d’aiuto e nella seconda gioiscono per il piacere di averlo superato. Ma soprattutto, gioiscono per la privilegiata posizione spirituale che gli consente di interagire nel pensiero e nell’evoluzione delle persone che chiedono aiuto per superare la loro provvisoria vita di sofferenza, ovvero per l’amore che sempre si realizza con uno scambio altruistico.
È il necessario dualismo, per cui il primo giustifica il secondo. La vita è di perse un ossimoro: “La sua imperfezione la rende perfetta”.
La reincarnazione
Quante volte abbiamo sentito, letto o parlato della reincarnazione. Questo concetto, oggi molto discusso, alcuni anni fa se ne conosceva solo la versione letterale:
< rinascita dell’anima o dello spirito in un nuovo corpo dopo la morte del precedente >.
Questa credenza molto diffusa nelle religioni orientali è stata quasi totalmente esclusa nelle religioni monoteistiche occidentali, ma non è sempre stato così.
Origene ( 185 - 254 ) uno degli acclamati padri della chiesa e descritto da San Gregorio come “Il Principe dell’insegnamento cristiano nel terzo secolo” sosteneva:
“L’anima frequentemente s’incarna e esperimenta la morte. I corpi sono come bicchieri per l’anima, la quale gradualmente, vita dopo vita deve a mano a mano riempirli”.
Di fatto, la reincarnazione dell’anima non fu mai esclusa dai primi cristiani, fino al sesto secolo, quando col secondo concilio di Costantinopoli la preesistenza dell’anima fu decretata crimine meritevole di scomunica e dannazione eterna.
I motivi fondamentali per cui si volle togliere questa credenza dai precetti cristiani, va ricercata nell’avvenuta e ormai consolidata autonomia della chiesa assunta dopo l’editto di Costantino del 313.
La chiesa, cessate le costrizioni imposte dall’impero, si apprestava a sostituirlo a pieno titolo, diventando di fatto dopo la sua caduta, il massimo referente dell’occidente.
Il potere, si sa, è una brutta bestia, una volta conquistato lo si vuole mantenere per sempre.
La chiesa capì subito che, se fosse passato il principio per cui la salvezza dell’anima fosse dovuta all’autonoma maturazione spirituale attraverso le rinascite. Sarebbe venuta meno la paura dell’inferno e conseguentemente il maggior deterrente cui la chiesa si sentiva mandataria.
Fu per questo che la gerarchia ecclesiastica che avrebbe dovuto prioritariamente divulgare il sentimento di amore e carità espresso nei vangeli, privilegiò arbitrariamente il mantenimento del potere
Questo indirizzò i gestori del tempo a non approfondire i passaggi evangelici che evidenziavano la reincarnazione, Per esempio: Quando Gesù chiese ai discepoli:
< La folla, chi crede che io sia? >, essi risposero:< Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri Elia ed altri Geremia o uno dei profeti>.
Tale credenza viene evidenziata anche nell’episodio della trasfigurazione sul monte Tabor, quando Gesù disse:
< “Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto”. Ed ancora: <Tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni e, se volete accettarlo, egli è quell’Elia che doveva venire >.
Anche il dialogo con Nicodemo rivela la possibilità della rinascita, quando in seguito ad una esplicita domanda Gesù rispose:
< In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio >.
Ma più di ogni altra, c’è una frase che indica l’accettazione da parte di Gesù della reincarnazione.
< Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno >.
Badate: non disse solo “chi crede in me vivrà in eterno” ma aggiunge: “chi crede in me non morirà in eterno” Affermando implicitamente che chi crede in Lui dopo la morte conoscerà la vera vita e non morirà più.
Naturalmente lo scopo di questo preambolo, non è di evidenziare le negatività della chiesa cui dedicherò un capitolo a parte indicandone anche la grande utilità che nella storia ha assunto, ma quello di riportare la reincarnazione nella giusta considerazione poiché come vedremo risulterà un elemento fondamentale dell’intero progetto creativo.
Abbiamo già osservato come l’umanità rappresenti la parte più importante di un sistema per poter poi godere della massima felicità. Di fatto l’anima umana non è che una parte dello spirito universale, quella che Dio ha limitato per poter conoscere anche la sofferenza.
La sofferenza quindi è dovuta, ma non voluta. È necessario che si capisca questo passaggio. Noi siamo felici quando amiamo e siamo amati, lo siamo quando vediamo gioire i nostri figli, i nostri cari, lo siamo quando superiamo avversità, malattie, quando si realizzano i nostri desideri, ma questa gratificazione è possibile se è possibile anche il contrario. Per questo viviamo in una condizione di bisogno, il cui benessere non è scontato, ma subordinato, incerto, quindi ambito e desiderato.
In questo gioco, anche Dio soffre e gioisce. Perché il nostro spirito è lo stesso suo spirito. Soffre quando ci stiamo allontanando da lui, mentre gioisce quando gli chiediamo aiuto e può guidarci ed alleviare in parte le nostre sofferenze.
Ma la felicità più intensa e più grande la condivide con noi, quando coscienti di aver superato la grande prova della vita, assumiamo la totale consapevolezza del nostro essere e godiamo della sapienza e dell’onnipotenza dell’unico spirito.
Nell’ambito di questo progetto si può comprendere come la reincarnazione trovi la sua logica funzionalità. È vero, questo passaggio attraverso una relativa sofferenza è necessario, però possiamo superarlo e per farlo dobbiamo acquistare la consapevolezza che ci manca, ovvero, riconoscere ciò che veramente siamo.
La maturità del nostro spirito si rafforza esclusivamente in funzione di quanto siamo coscienti di essere una parte dello spirito universale. Assunta questa consapevolezza, il nostro comportamento, il nostro pensiero, ma soprattutto i nostri sentimenti saranno orientati verso l’unica meta: condividere l’amore con Dio.
Questo traguardo, è ormai evidente, non si può raggiungerlo con le esperienze di una sola vita. Sappiamo bene come gli eventi si diversificano in funzione delle nostre scelte, purtroppo, quando le scelte sono sbagliate entriamo in un vortice da cui è difficile uscirne, e una vita è troppo breve per capire dove abbiamo sbagliato, ben altre esperienze occorrono.
Il Signore, offrendoci una nuova vita, ci mette di fronte ad esperienze diverse che magari ci portano a provare gli stessi disagi che nella precedente vita abbiamo causato ad altri. Naturalmente questo non è un castigo, Dio non castiga sé stesso, il suo unico scopo è proporre nuove condizioni affinché le anime che nella precedente vita non hanno trovato gli stimoli per ricercare la verità ma hanno rincorso solo il benessere e il successo, conoscendo da vicino il pungente disagio della sofferenza ricerchino finalmente la spiritualità che li renderà liberi.
Fede e religione
È molto comune che nell’enfasi dell’ortodossia, si corrisponda pienamente alle regole prescritte da una religione, pensando per questo di meritarsi il paradiso. Sappiamo bene che un comportamento è genuino solo se accompagnato da un sentimento adeguato, diversamente si rischia di cadere nel conformismo, nel plagio, nell’ipocrisia, atteggiamenti questi esattamente contrari alla fede.
La fede non è una scelta né una scommessa, ma è un sentimento dell’anima.
L’osservanza dei precetti religiosi, non sempre legittima la fede. Questo sentimento è talmente profondo che supera le pratiche di facciata. L’anima che lo assume è protesa principalmente verso l’umiltà e l’amore.
La fede è un dono che Dio offre a coloro che la desiderano, in misura dello spazio che hanno saputo guadagnare nella propria anima.
Il cammino per giungere alla fede, non è facile. Non lo era ieri, ancor di più non lo è oggi. Per certi aspetti, le religioni, appaiono oggi anacronistiche e obsolete.
In questo mondo mediatico, non basta più paventare il castigo dell’inferno o promettere il paradiso.
L’odierna società è sempre più refrattaria all’imposizione di principi e di regole per il solo fatto che appaiono scritte in testi sacri.
L’etica di comportamento non può essere imposta, ma solo proposta in funzione di un fine plausibile, che tuttavia deve essere spiegato e accettato.
Anche in un romanzo come “I Promessi Sposi” si possono apprezzare brani in cui si evidenziano valori come la carità, la compassione, la provvidenza, e trovare esempi di grandiosa umiltà e di perdono, senza per questo gli si debba attribuire quella sacralità dogmatica che invece viene imposta per certi brani biblici.
Gesù stesso, non impose la sacralità del suo messaggio ma lo propose come riferimento per una condotta esemplare.
Il fine dell’uomo, disse, non è il raggiungimento di una vita agiata in questo mondo, ma è la conquista dell’amore. L’amore va ricercato e offerto, poiché è attraverso questo sentimento che si realizza la perfetta gioia dello spirito.
Il suo messaggio non fu solo espresso a parole ma venne convalidato con l’esempio della propria vita. L’esempio di un uomo che superato i dubbi iniziali, comprende che l’indigenza, il bisogno e la sofferenza di questa vita terrena legittimano la gioia corrisposta dalla vita spirituale in Dio. Questo dualismo va compreso.
La gioia è all’apice di una ripida scala, per raggiungerla e tuttavia necessario salire tutti i gradini inferiori in cui esiste anche la sofferenza.
Gesù, questa scala la salita tutta, indicando che la morte è solo il passaggio dall’incoscienza in una vita materiale alla coscienza in una vita spirituale.
All’inizio di questo nostro percorso terreno, difficilmente siamo già pronti per comprendere chi siamo, ci guardiamo attorno, vediamo tanta gente che ci accompagna, ma ancora ci sentiamo incerti e timorosi nei confronti di una società che non conosciamo. Oscuri della nostra essenza spirituale, interpretiamo la figura che ci rappresenta come la sola espressione di noi stessi. In realtà il nostro corpo è solo l’involucro di una parte dello spirito di Dio. Una scintilla del tutto che ci dona la vita, che ci dona l’intelligenza, che ci dona il pensiero. Comprendere questo, significherebbe penetrare il segreto dell’esistenza e imboccare finalmente la via della fede e dell’amore.
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